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La Storia

 

      arte         monumento             piazza 

In un mazzetto di spighe, simbolo dei pastifici, è racchiusa l'intera storia di Gragnano.

La produzione dei "maccheroni", per uso non prevalentemente familiare, si è sviluppata tra il XVI e il XVII secolo.

La macinazione del grano per la trasformazione in farina, si pratica in modo sempre maggiore a Gragnano, grazie all'efficienza del sistema idraulico (molino con macine in pietra a palmenti). Una trentina di mulini vengono costruiti tra la fine del Cinquecento e il primo decennio del Seicento dalla famiglia Quiroga, proprietaria delle acque e delle canalizzazioni, che scorrono in una stretta valle (torrente Vernotico).

Sul finire del Seicento, il centro cittadino di Gragnano si spostò dal casale Castello a Caprile troppo isolati e poco adatti al commercio coi centri limitrofi, a piazza San Leone e al Trivione. In quest'ultimo quartiere veniva acquistato il grano che giungeva, per lo più, dal Tavoliere delle Puglie via terra e dalla Sicilia via mare. 

La fabbricazione della pasta non è praticata in questo momento in fabbriche, ma in semplici botteghe artigiane ed è ancora un'attività secondaria, rispetto alla molitura. Tuttavia negli ultimi decenni del XVIII secolo, avviene il passaggio dalla bottega artigiana all'opificio, con un numero maggiore di addetti, con torchi a vite di legno e martore più grandi e soprattutto con la costruzione di locali di grandi dimensioni indispensabili per l'asciugatura di cospicue quantità di prodotto all'interno e non più solo all'aria aperta.

La produzione della pasta esce quindi dal ristretto ambito della manifattura familiare e si trasforma in attività industriale (proto-industriale).

Pian piano si affermarono gli operai specializzati che, nel nostro caso, erano gli "spannatori", cioè coloro che tagliavano i maccheroni e li stendevano su canne, e gli "aizacanne", uomini particolarmente abili che portavano la pasta in mano senza farla incollare.

Con la rivoluzione partenopea del 1799 e i susseguenti avvenimenti la produzione dei maccheroni subì una brusca battuta d'arresto dal momento che le soldataglie sanfediste, acquartierandosi nei pastifici, bruciarono torchi e madie di legno per riscaldarsi.

Dopo la restaurazione borbonica, però,  Gragnano si rimette di nuovo all'opera, anche se nel 1841 la lavorazione e la vendita dei maccheroni subirono un' ulteriore brusca battuta d'arresto, causata dalla rovinosa frana del 21 gennaio, staccatasi dal monte Pendolo.

Lo smottamento bloccò numerose strade, tra cui quelle che collegavano piazza Trivione e la Conceria. I carri, sui quali veniva trasportato il grano, non riuscivano più a raggiungere i pastifici.

Gli industriali del settore alimentare, però,  diedero prova di spiccato senso civico pagando, volontariamente, una gabella di 10 grana per il transito di ogni carretta.

Nel decennio che precedette l'Unità d'Italia, l'economia di Gragnano si reggeva quasi esclusivamente sui circa cento pastifici esistenti: qui si producevano quotidianamente circa mille quintali di maccheroni.

Bisogna sottolineare che in questo periodo la pulizia delle strade non era curata dal Comune ma dagli stessi industriali che, erano abituati e sentivano la necessità di far essiccare la pasta lunga all'aria aperta.

Gli architetti ridisegnarono la "strada dei maccheroni" affinché i palazzi non ostacolassero le delicate fasi della lavorazione.

Addirittura furono determinate a tavolino la larghezza della sede stradale e in relazione all'altezza degli edifici in modo che i maccheroni potessero godere al massimo della luce e del calore del sole a ogni ora del giorno.

In seguito alla nascita del Regno d'Italia, i pastifici cittadini conquistarono una nuova e interessante fetta di mercato: il Nord. E proprio per questo gli industriali chiesero alle Autorità competenti di dotare Gragnano di una nuova linea ferroviaria, con stazione di carico e scarico merci, che venne inaugurata nel 1885.

Durante il primo conflitto mondiale i pastifici di Gragnano non conobbero battute d'arresto anzi lavorarono a pieno ritmo, incrementando addirittra il loro fatturato.

Le prime avvisaglie di crisi arrivarono nel 1935 quando Benito Mussolini, dando vita alla battaglia del grano, decretò la produzione autarchica. Per questo motivo le industrie gragnanesi entrarono in una fase di stallo giacché non riuscivano quasi più né a esportare la loro pasta né a importare il grano ucraino o americano.

La seconda guerra mondiale acuì la latente crisi e numerose aziende, a causa della concorrenza nazionale, furono costrette a chiudere i battenti ponendo fine a un'attività secolare.

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